Chi Siamo

L’ASSOCIAZIONE
L’associazione nasce in un territorio particolare in condizioni particolari ed in un momento storico particolare: la particolarità dell’agro nolano è descritta dal progressivo, irrefrenabile declino culturale, sociale e, ovviamente, economico,  che sta portando ad uno stato di sostanziale isolamento dei nuclei di convivenza consolidati senza più permettere la contaminazione delle idee e delle iniziative. Tutto ciò ha ovviamente lesionato ulteriormente le già fragili infrastrutture relazionali a disposizione delle famiglie deboli che si sono trovate ad affrontare un sostanziale abbandono sociale. E poi il COVID 19. La madre di tutte le scuse e l’evidenziatore di tutti i mali. Quei barlumi di normalità in luoghi di aggregazione (mercatali, rionali, scolastici) sono svaniti, liquefatti lasciando intravedere solo la solitudine di gruppi di famiglie rimaste a fare da conto con le loro problematiche.
Allora DISHUB nasce come collettore e come aggregatore di istanze e di sistemi a beneficio delle fasce deboli a partire dalle famiglie in cui sono presenti ragazzi con disabilità. Un sistema culturale, appunto, non più e non solamente laboratoriale, ma un luogo in cui confrontarsi e diffondere la cultura rovesciata dalla inclusione; un luogo contaminato in cui la voce del più debole deve essere per forza di cose più forte e più ascoltata. Un luogo di concertazione e di partecipazione dal basso che concorra a restituire ai nostri territori la propria dimensione di centralità nei processi innovativi decisionali destinati ai meno fortunati.

CHI SIAMO
Un gruppo di persone coordinate da un consiglio direttivo eterogeneo per espressione culturale e per anamnesi sociologica ma convinti che un approccio assolutamente diverso alle problematiche delle disabilità e delle emarginazioni sociali sia non solo possibile ma doveroso ed importante. Un approccio che metta al centro la persona con le proprie abilità e che non la discrimini per le proprie inabilità e che la accompagni in ogni scelta della propria esistenza. Un gruppo di rivoluzionari del pensiero inclusivo che vuole provare ad abbandonare la logica assistenzialistica per condividere quella delle opportunità e della integrazione economica. Un lavoro che deve partire grazie al supporto multidisciplinare delle istanze culturali che coinvolgano gli studenti delle scuole, già dei primi circoli, le istituzioni locali, le parti sociali, la politica, le associazioni di categorie attraverso tavoli di concertazioni e di decisioni che mettano al centro i soggetti fragili.

                   Solo in questo modo la rivoluzione può iniziare.

 

 

 

INCLUSIONE ROVESCIATA
DA OGNUNO SECONDO LE SUE CAPACITÀ; A OGNUNO SECONDO I SUOI BISOGNI!

Potremmo definire l’inclusione come una pratica di per sé sociale, un paradigma che supera il modello dell’integrazione e mette al centro della partecipazione sociale la trasformazione del contesto in cui l’individuo si trova a crescere e ad apprendere. Nel cammino che ogni persona percorre quotidianamente verso l’affermazione di sé come individuo nel mondo, sono vari gli ostacoli che incontra, che lo/a portano a inciampare, a perdere la voglia di scoprire, di imparare… Molti di loro vedono ingiustizie intorno a sé, altri/e già sperimentano forme d’ansia precoce legate al bisogno di approvazione, di accettazione, al non sentirsi all’altezza delle richieste e delle aspettative che gli adulti (siano essi insegnanti o genitori) hanno nei loro confronti. Per non parlare del tetto di cristallo rappresentato dai contesti in cui molto elevato è il livello di povertà educativa. Quando poi gli insuccessi non dipendono dall’assenza di volontà, dalla mancanza di applicazione, ma dalla tavolozza di configurazioni cognitive, sensomotorie ed emozionali (per restare sul neutro) che caratterizzano il nostro essere umani, allora è tutta un’altra faccenda ed è un dovere della comunità costruire spazi di accessibilità in cui ciascuno/a possa sviluppare le proprie capacità.

L’obiettivo di DISHUB è disegnare e tracciare un sentiero fatto di cooperazione e di confronto, capace di creare nicchie di tutela, non luoghi in cui vengono sistematicamente evitati i contatti con la comunità circostante; ma luoghi in cui ricaricarsi, in cui attingere a cassette degli attrezzi e a esperienze (simili o diverse), per poi lanciarsi all’esterno, nel mondo.

Immaginare, attuare e accompagnare in un progetto di vita quei bambini e quelle bambine che presentano neurodiversità, plurali funzionamenti motori e sensoriali è una sfida che non può ricadere solo sulle spalle della famiglia o di chi esercita la tutela legale.

L’inclusione è un processo multidimensionale, un assemblaggio di pratiche che si dipanano dal basso verso l’alto e talvolta in senso contrario, ma anche orizzontalmente, tra pari. L’espressione del bisogno di inclusione sociale di tutti quei soggetti che incontrano barriere e ostacoli nel loro agire quotidiano e nella partecipazione alla vita di una comunità, è un motore di cambiamento a cui diverse realtà del privato e del pubblico hanno dato e devono ancora dare risposte. Contemporaneamente è necessario che questo cambiamento attraversi le relazioni su cui si fonda il tessuto sociale delle stesse comunità, abbatta i pregiudizi e promuova altre forme di fare comunità.

Abbiamo bisogno di continue alleanze e reti che coinvolgano tutti quegli attori sociali che settorialmente e separatamente si occupano di fornire servizi per minori e adulti con disabilità.
Volendo osare una chiusura propositiva e non solo un bilancio consuntivo, potremmo chiederci: E se riuscissimo ad andare oltre il modello dell’inclusione? Se riuscissimo a far esplodere quel confine che determina chi è dentro e chi è fuori?